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31/01/2006

Alpi in guerra/Alpes en guerre

La mostra bilingue, realizzata nell'ambito del Progetto dal Musée de la Résistance et de la Déportation de l'Isère e dall'Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea, continua ad essere allestita e visitata in diversi centri italiani e francesi.
Un allestimento particolarmente significativo è stato realizzato in valle d'Aosta, a Courmayeur, in occasione dell'inaugurazione del Museo transfrontaliero del Monte Bianco.

Il progetto
La mostra Alpi in guerra/Alpes en guerre rappresenta il primo risultato della collaborazione tra amministrazioni e istituzioni scientifiche del Piemonte, Valle d’Aosta, Provincia di Imperia e regioni frontaliere della Francia e della Svizzera, che ha dato vita al progetto Interreg/Alcotra “Memoria delle alpi /Mémoire des Alpes”.
La mostra è stata realizzata a Grenoble dal Muséè de la Résistance et de la Déportation de l’Isère, con la collaborazione dell'Istituto piemontese della Resistenza e della società contemporanea, e il contributo dell'Istituto storico della Resistenza e della società contemporanea in Valle d'Aosta e dell'Isalp-Istituto di storia delle Alpi di Lugano. Insieme, i partner hanno definito l'impianto scientifico, di cui dà conto il catalogo a stampa, e hanno messo a disposizione un'ampia documentazione, attingendo ai loro archivi e svolgendo apposite ricerche.
Allestita quasi in contemporanea a Grenoble e a Torino, bilingue, la mostra presenta in un quadro sinottico gli eventi, l’archeologia e la memoria della guerra, cercando, al di là delle contrapposizioni militari, le affinità culturali di lungo periodo, i rapporti di solidarietà fra le popolazioni, che hanno creato già nel corso del conflitto e malgrado le inevitabili fratture, le premesse di una prospettiva democratica europea.
Composta di pannelli dal profilo irregolare e dalle tonalità spente, quasi a evocare l'aspro ambiente montano, la mostra si articola in sei sezioni, intervallate da tre postazioni video, che aggiungono sequenze di immagini a quelle esposte. Integrano il percorso un documentario e un film di 6 minuti proiettato sul lungo schermo della Galleria delle immagini, che riassume con animazioni e materiali d'archivio le fasi della guerra tra Italia e Francia fino ai trattati di pace.
Apre la mostra una grande fotografia di Hitler e Mussolini, quasi a ricordare che tutto ciò che si osserverà deriva dalle ideologie messe in pratica da questi due uomini.
Il percorso inizia con la presentazione del territorio alpino alla fine degli anni '30. L'esistenza della frontiera politica non incide sulle relazioni di popolazioni che hanno in comune lingue e tradizioni.
La prospettiva si allarga, spostandosi sulla posizione strategica delle Alpi occidentali e sul loro ruolo nella geopolitica mondiale dalla fine del XIX secolo al 1945. Pur non costituendo un fronte di primaria importanza, esse sono difese da imponenti fortificazioni e da truppe specializzate: gli Chasseurs alpins (Cacciatori alpini) e gli Alpini, reclutati in seno alle comunità locali.
Una terza sezione informa sulle potenze che si affrontano sul campo e sullo svolgimento della guerra. Segue l'evocazione della Resistenza, che si sviluppa da un lato e dall'altro delle Alpi, dando luogo alla creazione di 'repubbliche libere', come quelle del Vercors in Delfinato o della Val d'Ossola, Valmaira ed altre in Piemonte, poi schiacciate dalla repressione tedesca.
Terre di resistenza, le Alpi furono anche terra di rifugio per quanti erano in pericolo di vita: militari ed ex prigionieri alleati, partigiani, antifascisti e soprattutto ebrei dell'Europa centrale e orientale che cercavano di sfuggire alle persecuzioni. Dopo l'emanazione delle leggi razziali (1938) che li cacciarono dall'Italia e l'occupazione tedesca della Francia (1940) essi compirono intricati percorsi alla ricerca della salvezza.
Li accolsero nelle Alpi le zone francesi dell'occupazione «mite» degli Italiani, fino all'8 settembre 1943, e in numero sempre più rilevante la neutrale Svizzera, verso la quale si riversavano i perseguitati da ogni parte della frontiera.
Ma non tutti riuscirono a sfuggire al furore della guerra e alla logica omicida dei nazisti e dei loro collaboratori, le milizie di Vichy e i fascisti della Repubblica sociale italiana.
Il pesante tributo pagato dalle popolazioni alpine è il tema della quinta parte.
I bombardamenti alleati sui centri urbani industriali fecero numerose vittime fra gli abitanti. Torture, esecuzioni sommarie e deportazioni s'intensificarono durante l'occupazione tedesca di tutte le Alpi fino alla Liberazione, che arrivò nell'agosto 1944 nelle Alpi francesi, ma solo nell'aprile 1945 nelle Alpi italiane.
La sesta parte illustra le tappe della difficile riappacificazione tra italiani e francesi, conseguenza della guerra del 1940: ridefinizione delle frontiere, tentativi di annessione della Val d'Aosta, manifestazioni di italofobia, che hanno reso più lenti l'elaborazione della memoria e lo stesso lavoro storiografico.
Nell’allestimento di Torino la mostra ha presentato degli approfondimenti cartografici, sulla sociologia alpina e sulle linee di fortificazione dei due versanti (La fine delle frontiere).

Il Comitato scientifico
L'esposizione e l'opera che la continua hanno tratto grande profitto dai lavori di un Comitato scientifico composto da :
Barbara Berruti (Istoreto, Torino), Gilles Bertrand (storico, Università di Grenoble II, CHRIPA), Michel Bligny (Direzione degli affari culturali, Regione Rhône-Alpes, Lione), Pierre Bolle (storico, Grenoble), Françoise Bros-Jacquot (Direzione del patrimonio e della memoria, Ministero della Difesa, Lione), Michèle Gabert (storica, Grenoble), Jean-William Dereymez (storico, Istituto di Studi politici di Grenoble), Louis-Jean Gachet (conservatore dei musei di Chambéry), Anne-Marie Granet-Abisset (storica, Università di Grenoble II), Daniel Grange (storico, Università di Grenoble II, CHRIPA), Jean Guibal (Conservazione del patrimonio dell'Isère, Grenoble), Marina Guichard-Croset (storica, Consiglio generale dell'Alta Savoia), Jean-Marie Guillon (storico, Università di Aix-Marsiglia), Daniele Jalla (Assessorato alla cultura della città di Torino), David Michielan (storico, Svizzera), Paolo Momigliano-Levi (storico, Istituto di storia della Resistenza di Aosta), Richard Monléon (Direzione del patrimonio e della memoria, Ministero della Difesa, Lione), Jean-Louis Panicacci (storico, Università di Nizza) , Ersilia Alessandrone Perona (storica, Istoreto,Torino), Gianni Perona (storico, Università di Torino), Simon Roth (storico, Svizzera), William Saadé (conservatore dei musei di Annecy), Alberto Turinetti di Priero (storico, Torino), Nelly Valsangiacomo (storica, Università di Friburgo), Eric Vial (storico, Università di Grenoble II)

I partner
Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea
Istituto storico della Resistenza e della società contemporanea in Valle d’Aosta
ANCR Archivio nazionale cinematografico della Resistenza
Muséè de la Résistance et de la Déportation de l’Isère
ISAlp, Istituto di Storia delle Alpi, Università della Svizzera italiana, Lugano
Memoria delle Alpi – Memoire del Alpes – Gedechtnis der Alpen

Galleria di immagini:
gallery icon
 

Link esterni:

 Il Museo della Resistenza e della Deportazione dell’Isère

 Istituto piemontese per la storia della Resistenza

File IconLe condizioni per poter esporre la Mostra
File IconLa Mostra al nuovo Museo transfrontaliero del Monte Bianco
File IconIl catalogo della Mostra



Capofila: Regione Piemonte - Assessorato Cultura
Capofila Svizzera: Istituto di Storia delle Alpi - Università della Svizzera Italiana
Partner principale Francia: Università Pierre Mendès France di Grenoble
Coordinamento: Centro d'Iniziativa per l’Europa del Piemonte